“L’amor che move il sole e l’altre stelle”. (Luca Farinotti)

di Luca Farinotti

La 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli trae il titolo dall’ultimo verso della Divina Commedia richiamandoci a una riflessione sull’amore come forza motrice per l’esistenza, l’educazione, la politica e l’economia. Sabato 22 agosto, giorno in cui l’evento ha ospitato la visita di Papa Leone XIV, è stato per noi emozionante poter assistere al racconto di come nel mondo del Parmigiano Reggiano la dimensione umana e l’integrazione siano al centro del futuro agricolo. Uno scenario realizzabile grazie a una progettazione che mette a disposizione dei giovani una formazione all’impresa intesa come luogo in cui si costruisce la persona, in cui il raggiungimento della vera felicità individuale possa scaturire dalla libertà e dalla possibilità di scegliere il proprio percorso e di vivere in armonia con la propria natura e il proprio ambiente.

TALKING POINT – NICOLA BERTINELLI  – Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano

1. FORMARE UNA FILIERA, NON SOLTANTO I SINGOLI LAVORATORI

Domanda: Presidente Bertinelli, il Parmigiano Reggiano vive dell’incontro tra una tradizione antica, competenze artigianali molto specialistiche, ricerca scientifica, capacità commerciale e apertura ai mercati internazionali. Il Consorzio ha inoltre sviluppato l’Accademia Parmigiano Reggiano, che ha già coinvolto oltre 700 dipendenti di più di venti catene della distribuzione in dieci Paesi. Che cosa avete imparato da questa esperienza? E come può un’attività formativa raggiungere non soltanto chi vende e racconta il prodotto, ma anche casari, tecnici, allevatori e giovani chiamati a raccogliere competenze che spesso si trasmettono attraverso il rapporto diretto con un maestro?

TALKING POINT * Quando parliamo di formazione nel Parmigiano Reggiano dobbiamo partire dalle dimensioni e dalla particolare natura del nostro sistema. Oggi la filiera comprende 291 caseifici, oltre 2.100 allevatori e circa 50.000 persone. Ogni anno vengono prodotte oltre 4 milioni di forme. Non siamo quindi una singola azienda: siamo un sistema di centinaia di imprese, allevatori, caseifici, casari, tecnici e operatori che insieme costruiscono ogni giorno la Dop.

* Il ruolo del Consorzio è anche quello di contribuire alla creazione di una cultura comune della filiera, facendo circolare conoscenze e competenze. Questo processo parte dalla stalla e dal caseificio e arriva fino alla persona che racconta e vende il Parmigiano Reggiano a un consumatore a New York, Parigi, Tokyo o Dubai.

* L’Accademia Parmigiano Reggiano nasce proprio da questa consapevolezza: non basta produrre un grande prodotto, bisogna avere persone capaci di conoscerlo, raccontarlo, conservarlo, tagliarlo, servirlo e venderlo correttamente.

* L’Accademia ha già formato oltre 700 dipendenti di più di 20 catene della distribuzione in 10 Paesi attraverso masterclass, visite ai caseifici, degustazioni sensoriali e formazione sulle diverse stagionature e sulle tecniche di taglio e porzionatura.

* Questo diventa ancora più importante in una fase storica nella quale il Parmigiano Reggiano è sempre più internazionale: oltre la metà delle vendite avviene ormai fuori dall’Italia. Chi incontra il consumatore nei diversi mercati deve essere in grado di trasferire non soltanto informazioni sul prodotto, ma il suo valore, la sua unicità e la cultura che rappresenta.

* La formazione, però, deve partire ancora prima, dalle persone che il Parmigiano Reggiano lo producono. Esistono competenze che non possono essere semplicemente codificate in un manuale.

* Il mestiere del casaro ne è forse l’esempio più evidente. Significa conoscere il latte, interpretare ogni giorno una materia prima viva, osservare, sentire e prendere decisioni. Una parte fondamentale di questo sapere continua a essere trasmessa attraverso l’esperienza e il rapporto diretto tra persone.

* Per questo il Consorzio ha sviluppato percorsi nei quali casari esperti e tecnologi lavorano insieme, mettendo in relazione conoscenza scientifica ed esperienza pratica.

* Un esempio è il progetto Technological Exchanges – TechEx, una piattaforma di scambio di conoscenze tra generazioni. Nel gennaio 2026 sono stati consegnati i diplomi a 36 partecipanti e 17 casari tutor. Il concetto del “maestro” diventa qui molto concreto: chi possiede una grande esperienza produttiva la mette a disposizione delle nuove generazioni, confrontandola con nuove competenze tecniche e sensoriali.

* Una filiera antica non rimane viva semplicemente conservando il passato: rimane viva se riesce a trasmetterlo e contemporaneamente a farlo evolvere.

* Oggi la filiera ha bisogno anche di competenze manageriali sempre più evolute. Il Parmigiano Reggiano ha una caratteristica economica particolare: tra il momento in cui viene prodotto e quello in cui viene venduto possono trascorrere mediamente circa due anni, e per le stagionature più lunghe anche molto di più.

* Questo significa immobilizzare per un periodo molto lungo un prodotto di grande valore economico. Un caseificio deve quindi saper programmare produzione e vendite, conoscere i mercati, gestire magazzino, credito e soprattutto cash flow. La sostenibilità economica dell’impresa dipende anche dalla capacità di governare questo lungo intervallo temporale tra produzione e vendita.

* Formare le nuove generazioni significa pertanto formare non soltanto bravi casari o tecnici, ma anche imprenditori e manager della filiera, capaci di comprendere bilanci, finanza, mercati internazionali, marketing e dinamiche commerciali.

* È un aspetto particolarmente importante perché il Parmigiano Reggiano è ormai un prodotto globale. Un’impresa della filiera deve comprendere cosa accade sui mercati internazionali, dalle evoluzioni dei consumi alle politiche commerciali e ai dazi.

* La vera sfida strategica è quindi attrarre i giovani. Non possiamo limitarci a trasferire le competenze a chi è già nella filiera: dobbiamo convincere una nuova generazione che agricoltura, allevamento e produzione casearia possono rappresentare una scelta professionale contemporanea, qualificata e capace di offrire prospettive.

* Dobbiamo superare l’immagine dell’agricoltura come settore rivolto al passato. L’agricoltura del XXI secolo richiede competenze elevate: tecnologia, controllo dei processi, sostenibilità, benessere animale, sicurezza alimentare, gestione d’impresa, finanza e digitalizzazione.

* E c’è un ulteriore elemento di attrattività: scegliere di lavorare nella nostra filiera significa contribuire alla produzione di una delle grandi icone del Made in Italy nel mondo. Dietro il Parmigiano Reggiano non c’è semplicemente un marchio, ma un sistema di persone, competenze, imprese e territori. Un giovane che sceglie di diventare allevatore, casaro, tecnico, manager o imprenditore entra a far parte di questo patrimonio e contribuisce ogni giorno a costruirne il futuro e la reputazione internazionale.

* Il Consorzio sta investendo concretamente su questo passaggio generazionale. Nel 2026 ha sostenuto il nuovo percorso gratuito IFTS “Tecnico delle eccellenze casearie DOP – Produzione, qualità e innovazione”, promosso da CIS Reggio Emilia e rivolto a giovani fino a 25 anni, mettendo a disposizione la propria rete e il proprio personale tecnico per le attività di docenza.

* Il percorso prevede 800 ore, metà delle quali direttamente in azienda, oltre a 300 ore di esperienza lavorativa. È esattamente il modello che riteniamo necessario: formazione teorica e tecnica strettamente collegata all’esperienza concreta nella filiera.

* Parallelamente, il Consorzio sostiene il corso di laurea professionalizzante in Tecnologie e Gestione dell’Impresa Casearia (TeGIC) e nel 2026 ha rinnovato il bando per due borse di studio destinate a giovani diplomati under 27.

* Proprio quest’anno il corso TeGIC ha avuto il suo primo laureato. È un risultato importante perché dimostra che si stanno costruendo percorsi nuovi e altamente specializzati per preparare le professionalità di cui il comparto avrà bisogno.

* C’è inoltre un dato particolarmente incoraggiante che arriva dalla montagna: l’età media dei casari nei caseifici di montagna è scesa intorno ai 40 anni. È un segnale importante perché dimostra che, quando una filiera riesce a creare valore, offrire prospettive professionali e mantenere un forte legame con il territorio, anche l’agricoltura e il mondo caseario possono essere attrattivi per le nuove generazioni.

* Questo vale ancora di più nelle aree montane, dove mantenere attività produttive significa anche contrastare lo spopolamento, mantenere vive le comunità e tutelare il territorio.

CONCLUSIONE

La nostra sfida non è semplicemente trovare lavoratori. È fare in modo che un ragazzo di vent’anni possa guardare a un allevamento o a un caseificio e pensare: “qui posso costruire il mio futuro”. Dobbiamo mostrargli una filiera che ha quasi mille anni di storia, ma che oggi ha bisogno di casari, tecnici, manager, imprenditori e professionisti altamente qualificati. E dobbiamo fargli comprendere che scegliere questa filiera significa anche diventare parte di una delle grandi eccellenze del Made in Italy nel mondo.

2. INNOVAZIONE E TRASMISSIONE DEL SAPERE

Domanda: In una produzione come la vostra, una parte decisiva della competenza è tacita: nasce dall’esperienza, dall’osservazione e dalla conoscenza della materia. Come si introducono dati, automazione e intelligenza artificiale senza impoverire questo sapere? Avete sperimentato modalità attraverso le quali i lavoratori partecipano alla progettazione delle innovazioni e contribuiscono a stabilire ciò che la tecnologia deve fare e ciò che deve restare affidato alla responsabilità della persona?

TALKING POINT

* Tradizione e innovazione non sono concetti contrapposti. Per il Parmigiano Reggiano vale quasi il principio opposto: dobbiamo innovare per poter continuare a produrre secondo la nostra tradizione.

* Il Parmigiano Reggiano ha quasi mille anni di storia, ma è allo stesso tempo un prodotto estremamente contemporaneo. È fatto con soli tre ingredienti – latte, sale e caglio – è naturale, senza additivi né conservanti, naturalmente privo di lattosio e presenta caratteristiche nutrizionali importanti, a partire dall’elevato contenuto di proteine e calcio.

* Sono caratteristiche che rispondono perfettamente alle aspettative di un consumatore contemporaneo sempre più evoluto e consapevole, che presta attenzione alla qualità e alla provenienza degli alimenti, cerca prodotti con liste di ingredienti semplici e riconoscibili e vuole conciliare gusto e benessere.

* In questo senso, la nostra tradizione è straordinariamente moderna: non abbiamo bisogno di cambiare la natura del Parmigiano Reggiano per renderlo contemporaneo. Dobbiamo piuttosto utilizzare ricerca, innovazione, nuove tecnologie e nuove competenze per produrlo sempre meglio, tutelarne l’unicità e rispondere alle esigenze della società e dei mercati di oggi.

* Abbiamo un Disciplinare rigoroso che definisce ciò che rende il Parmigiano Reggiano unico. Su questo non esistono scorciatoie. Ma intorno a questo nucleo possiamo e dobbiamo utilizzare ricerca, tecnologia, digitalizzazione e automazione per migliorare qualità, sostenibilità, sicurezza, benessere animale e condizioni di lavoro.

* Un esempio molto concreto riguarda gli allevamenti. Di fronte a estati sempre più calde e frequenti ondate di calore, la tecnologia è fondamentale per tutelare il benessere delle bovine.

* Negli allevamenti più evoluti vengono utilizzati ventilatori, sistemi di bagnatura controllata e centraline elettroniche collegate a sensori che monitorano temperatura e umidità attraverso il THI, il Temperature Humidity Index. Quando vengono superate determinate soglie di stress termico, i sistemi possono attivare automaticamente ventilazione e raffrescamento.

* È un esempio molto chiaro di cosa significa innovare in agricoltura: utilizzare tecnologia e dati non per allontanarsi dalla tradizione, ma per proteggere gli animali, migliorare le condizioni di lavoro e rendere la filiera più resiliente di fronte al cambiamento climatico.

* Ma la tecnologia sarà fondamentale non soltanto per adattare la filiera agli effetti del cambiamento climatico. Nei prossimi anni dovremo compiere scelte e investimenti importanti anche per ridurre progressivamente l’impatto ambientale della produzione e le emissioni.

* Una delle direttrici sarà incrementare ulteriormente la produzione di energia da fonti rinnovabili all’interno della filiera, a partire dal fotovoltaico negli allevamenti e nei caseifici. A questo si affiancano gli investimenti nell’efficienza energetica degli impianti e nella riduzione dei consumi di energia e acqua.

* Negli allevamenti esistono inoltre opportunità legate alla valorizzazione dei reflui zootecnici attraverso biogas e biometano. È un esempio concreto di economia circolare: ciò che deriva dall’attività di allevamento può diventare una risorsa energetica, contribuendo al tempo stesso a una gestione sempre più efficiente dell’azienda.

* Anche sistemi più efficienti per l’essiccazione e la conservazione dei foraggi, una gestione più precisa dell’alimentazione e le tecnologie di precision livestock farming possono contribuire a migliorare l’efficienza complessiva degli allevamenti.

* La sfida dei prossimi anni sarà quindi duplice: da una parte rendere la filiera sempre più resiliente agli effetti del cambiamento climatico; dall’altra contribuire attivamente alla riduzione delle emissioni e all’utilizzo sempre più efficiente delle risorse.

* Anche qui innovazione e tradizione non sono in contraddizione. Il Parmigiano Reggiano continuerà a essere prodotto secondo le regole rigorose del suo Disciplinare e con gli stessi tre ingredienti, ma l’energia utilizzata per produrlo, il modo in cui vengono gestite le stalle e l’efficienza nell’utilizzo delle risorse possono continuare a evolvere.

* La tecnologia, quindi, ci serve in entrambe le direzioni: per adattarci a un clima che cambia e per fare la nostra parte affinché l’impatto della filiera sul clima si riduca progressivamente.

* Tutto questo richiede investimenti, ma soprattutto competenze. Un giovane che entra oggi nella filiera può trovarsi a lavorare con sensori e dati, sistemi automatici di raffrescamento, impianti fotovoltaici, tecnologie per l’efficienza energetica e strumenti di gestione ambientale. È un’ulteriore dimostrazione di quanto l’agricoltura contemporanea sia distante dall’immagine di un settore fermo nel passato.

* La tecnologia deve però essere uno strumento a disposizione della persona, non un sostituto del sapere.

* Questo è particolarmente evidente nella produzione. Sensori, raccolta e analisi dei dati, automazione e sistemi digitali possono aiutare il casaro a conoscere e controllare sempre meglio i processi. Ma il latte è una materia prima viva, che cambia, e la capacità di interpretarlo continua a richiedere esperienza e competenza umana.

* Esistono inoltre professionalità nelle quali il valore dell’esperienza è particolarmente evidente. Un esempio emblematico è quello dei 24 battitori del Consorzio, che esaminano individualmente oltre 4 milioni di forme attraverso la tradizionale battitura con il martelletto.

* Ascoltando il suono e percependo le vibrazioni della forma, un battitore esperto riesce a individuare eventuali imperfezioni interne. Considerati i volumi produttivi, ciascuno dispone mediamente di pochissimi secondi per esaminarla. È una competenza che richiede anni di formazione ed esperienza.

* È forse l’immagine migliore per spiegare il rapporto che vogliamo costruire tra uomo e tecnologia: la tecnologia può moltiplicare le informazioni disponibili, ma esperienza, sensibilità e responsabilità della persona restano insostituibili.

* Allo stesso tempo, il Parmigiano Reggiano non ha paura della tecnologia. La filiera ha sperimentato negli anni soluzioni digitali avanzate anche nel campo della tracciabilità, proprio per rafforzare ulteriormente autenticità, controllo e sicurezza.

* Una Dop con quasi mille anni di storia può quindi utilizzare tecnologie estremamente contemporanee senza modificare la propria identità. Anzi, l’innovazione può diventare uno strumento per tutelarla.

* L’innovazione migliore nasce però quando chi conosce il mestiere partecipa al cambiamento. Non possiamo pensare che una tecnologia venga progettata lontano dal caseificio e poi semplicemente imposta a chi produce.

* Per questo sono importanti esperienze come TechEx, nelle quali tecnologi, casari e operatori si confrontano. Non si tratta di una formazione unidirezionale, ma di uno scambio di competenze.

* Un giovane può portare una maggiore familiarità con gli strumenti digitali e le nuove tecnologie; un casaro esperto porta una conoscenza della materia costruita attraverso migliaia di lavorazioni. È dall’incontro tra questi due patrimoni di conoscenza che può nascere l’innovazione realmente utile alla filiera.

* Innovare non significa soltanto installare un sensore o utilizzare un nuovo software. Significa anche saper utilizzare i dati per prendere decisioni migliori, programmare investimenti, governare i costi e gestire un’impresa nella quale il capitale può rimanere immobilizzato per anni prima che il prodotto venga venduto.

* Per questo il futuro della filiera richiederà professionalità sempre più ibride: persone capaci di comprendere contemporaneamente prodotto, tecnologia, sostenibilità, finanza e mercato.

* È proprio questa trasformazione che dobbiamo riuscire a raccontare ai giovani. Non dobbiamo chiedere loro di entrare nell’agricoltura rinunciando alla modernità: dobbiamo mostrare che la modernità è già entrata nell’agricoltura e che il loro contributo sarà indispensabile per affrontare le grandi trasformazioni dei prossimi anni.

CONCLUSIONE

Il Parmigiano Reggiano ha quasi mille anni di storia, ma il nostro compito non è custodire un museo. La vera responsabilità è consegnare questa straordinaria eredità alle prossime generazioni nelle condizioni migliori per affrontare il futuro. Per farlo dobbiamo continuare a investire nelle persone, nella ricerca e nella formazione, utilizzare la tecnologia per migliorare il benessere animale, rendere più efficienti allevamenti e caseifici, affrontare il cambiamento climatico e ridurre progressivamente l’impatto ambientale della filiera. L’innovazione non deve sostituire il sapere delle persone: deve amplificarlo. La sfida è mettere insieme l’esperienza di chi conosce questo prodotto da una vita con le competenze tecnologiche, scientifiche e manageriali delle nuove generazioni. È da questo incontro che si costruisce il futuro del Parmigiano Reggiano.

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Luca Farinotti

Luca Farinotti, nato nel 1972, è un autore, docente e imprenditore italiano rinomato nel settore della ristorazione e della cultura gastronomica. Ha scritto "Mondoristorante" (2018), premiato al Bancarella della Cucina 2019 e presentato in vari festival, che esplora l'evoluzione della ristorazione italiana nei primi anni del ventunesimo secolo. Il suo libro "Reinstaurant" (2020), è un manuale fondamentale per la ristorazione post-Covid. Ha anche pubblicato "Parma 2020 Best Restaurants & Food Producers" (2019), una guida sostenibile ufficiale di Parma Capitale della Cultura 2020. Farinotti è docente di food storytelling, è stato rettore dell’Accademia Internazionale della Cultura Italiana (2021-2022), ha collaborato con importanti testate giornalistiche e è stato testimonial per UNESCO Parma City of Gastronomy. Nel settore imprenditoriale, ha creato brand di successo come Mentana 104 e Bread Parma, ed ha fornito consulenze a importanti entità nel campo della ristorazione, inclusa quella per il Consorzio del Parmigiano Reggiano.

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